Che nessuno tocchi il logo… o forse sì?

Tra le tante notizie in passerella alla Parigi fashion week 2018 ve n’è una, in particolare, che lascia tutti a bocca aperta – o almeno certamente chi lavora nel “magico mondo” del marketing e della comunicazione.

Lacoste cambia logo: scompare, per il momento, lo storico coccodrillo ideato nel 1927 dall’artista Robert Georg come omaggio al tennista René Lacoste, vincitore di ben sei Coppe Davis e soprannominato dalla stampa americana, appunto, il “coccodrillo”.

La spiegazione a questa scelta di marketing risulta più che valida oltre che vincente in quanto ottiene facilmente l’attenzione di due realtà parallele, quella della moda e quella dell’advertising, collocandosi di prepotenza sotto le luci dei riflettori.

Al posto dell’alligatore, simbolo del brand, compaiono ora la tartaruga burmese, il rinoceronte di Giava, la tigre del Sumatra, il condor californiano e altri animali, per un totale di dieci specie in via d’estinzione, una per ogni collezione di polo. Lacoste si lancia così in un rebranding “momentaneo” in favore di “SOS – Save Our Species”, la campagna di sensibilizzazione promossa per i 70 anni di IUCN – Unione Internazionale per la Conservazione della Natura.

      

La capsule collection non stupisce solo per l’idea dei nuovi loghi – già rodata nel mondo Lacoste – ma soprattutto per la sottigliezza del pensiero che accompagna la produzione: non una classica serie limitata di capi d’abbigliamento ma una quantità ben precisa di prodotti, 1775 polo, ossia il numero esatto degli animali rappresentati che sono, a oggi, ancora in vita.

Assistiamo certamente a una ben studiata operazione di marketing green seppur “a tempo determinato”. Impossibile pensare che il noto marchio di moda sacrifichi per sempre il suo iconico coccodrillo ma ugualmente impossibile pensare che un’azione del genere, certamente forte, possa essere affrontata con leggerezza da qualsiasi azienda. Basti ricordare la storia e i forti pilastri che oggi sostengono il brand e che consentono alla casa di moda di vivere per qualche tempo senza il suo logo storico, sostituito in favore di una buona e “verde” causa come quella lanciata da “SOS”.

Non solo, quindi, narrazione dell’azienda, ma anche racconto di quelli che sono i valori alla guida del brand, passione e rispetto primi fra tutti.