Per lo più, derivante dal Latino volgare, l’Italiano si parla nel mondo, grazie all’espansione dell’Impero Romano.
Ma il merito della sua paternità va a Dante Alighieri che, nel tempo, lo rafforza, rendendolo capace di argomentazioni più ampie. È Lui che, con la sua “Commedia”, segna le basi per il futuro del nostro Lessico.
L’ITALIANO.
È l’Idioma ufficiale, in Italia, a San Marino, in Vaticano, in Svizzera, a Malta ed è parlato e conosciuto in molti Stati europei e non.
Con l’enorme patrimonio culturale italico, ricco di eccellenze uniche, come la storia, la letteratura, l’arte, l’architettura, la musica, la moda, il lusso, l’enogastronomia, l’artigianato, il commercio, la nostra Lingua è sempre più amata nel mondo.
Le nuove generazioni sono molto interessate a conoscere meglio l’Italiano. E la richiesta all’estero è rilevante e cresce, anche come mezzo di lancio economico e quale strumento per prospettive lavorative.
Negli ultimi due anni, secondo gli Stati Generali della Lingua Italiana nel mondo, quasi 2.400.000 sono gli studenti stranieri di lingua Italiana.
Infatti, dopo l’inglese, il francese e lo spagnolo, l’Italiano è la quarta lingua più imparata nel mondo!
A promuoverla e a diffonderla, insieme alla cultura e all’immagine del nostro Paese, attraverso tecnologie telematiche e iniziative didattiche, c’è l’impegno importante di ICoN (Italian Culture on the Net). Il Consorzio, che associa diciannove atenei italiani, nato nel 1999 con l’alto patronato del Presidente della Repubblica Italiana.
Alla luce di questo nuovo scenario, è doveroso sostenere al meglio il nostro Idioma. E noi Italiani dobbiamo crederci, per primi! Apprezzandolo e, soprattutto, proteggendolo.
Purtroppo e già da anni, nelle diverse forme di comunicazione orale e scritta, si verifica un bizzarro e preoccupante fenomeno di “contaminazione” linguistica.
Sempre più spesso, il quotidiano è “invaso” da tante, troppe espressioni “forestiere”, come per esempio: abstract, appeal, asap, award, backstage, body, brainstorming, brand, benefit, break, budget, conference call, cool, default, family day, fashion, follow up, food, freelance, full time, jobs act, location, look, manager, meeting, must-have, of course, off, out, planning, privacy, spending review, single, stand by, start up, ticket, trendy, turnover, vision, waterproof, week end, welfare, workshop…
E questa è, soltanto, una ridottissima selezione di termini inglesi più usati!
Perché questa “prepotenza”, se la parola italiana c’è e, oltretutto, è più diretta e… foneticamente anche più armoniosa?
Perché questa “imposizione” al sapere snaturato, che non ci appartiene?
Perché usare acronimi e vocaboli, non a tutti comprensibili, e non fare tesoro del nostro sapere, della nostra storia, anche con un pizzico d’orgoglio? Quando la cultura nasce proprio qui, nel nostro Paese!
Si sta verificando una sorta di folle gara a “riempirsi la bocca” di parole importate, come se in palio ci fosse… il “mongolino d’oro”!
Ma perché?
Per sentirsi più “fighi”, anche se molti a malapena capiscono quello che dicono?
Per fare sfoggio di una falsa cultura?
Perché fa “moda”?
Perché fa più effetto?
O è solo un atteggiamento?
Un fenomeno epidemico diffuso, che contagia molti settori, come quello della pubblica amministrazione, manageriale, industriale, pubblicitario, giornalistico, televisivo e, non da ultimo, quello politico.
“Per rivestire cariche importanti nel nostro Paese – afferma Francesco Sabatini, al riguardo – bisogna avere una cultura abbastanza sicura e saper usare una Lingua di prestigio. La politica dà un pessimo esempio, introducendo anglicismi non necessari, come stepchild adoption, del tutto inutile, o jobs act, termine non comprensibile per tutti”. Il Professor Sabatini, linguista, filologo e lessicografo italiano, Presidente Onorario dell’Accademia della Crusca, oltre che autore di numerose pubblicazioni, è anche titolare della rubrica televisiva “Pronto soccorso linguistico”, nell’ambito del programma “UnoMattina in famiglia” della RAI. Con questo ultimo impegno, il Professore dà un forte messaggio di sensibilizzazione a rispettare il nostro parlare quotidiano.
Bisogna intervenire, non è giusto e neppure corretto continuare così.
È urgente fermare questo processo, prima che diventi inarrestabile.
La maggior parte della gente è disorientata, smarrita, perplessa… di “perdere” la Madrelingua.
Persone preoccupate, con forme sintomatiche di poca autostima.
Sporadici, ma ci sono, casi di “confusione d’identità linguistica”.
Si viene derisi ed etichettati come “provinciali”, se non si conosce il significato.
Basta! Non scherziamo.
Ri-prendiamoci la nostra Lingua e “… diciamolo in Italiano”.
Impegniamoci a fermare “l’intruso”, dal nostro Idioma.
La Lingua Italiana, non ha concorrenti.
È la figlia prediletta del Latino… la Lingua universale per eccellenza.
Crediamoci!