“Chi esercita un’attività (anche artistica) per la produzione (o anche riparazione) di beni, tramite il lavoro manuale proprio e di un numero limitato di lavoranti, senza lavorazione in serie, svolta generalmente in una bottega”: è la definizione che la Treccani dà alla parola “artigiano”.
L’artigiano è il lavoratore esperto, che utilizza, produce, trasforma e crea, con il sapere abile delle sue mani e l’aiuto di arnesi tradizionali ma sempre attuali.
È chi realizza oggetti, opere e alimenti per uso ordinario ed eccezionale, con materie prime e semplici.
È colui che, nel rispetto del territorio, attualizza la memoria, risvegliando i valori del buon vivere.
L’artigiano è chi, con la forza della passione trasmessa dal tempo, compie l’unicità.
Il patrimonio storico dell’artigiano si sostiene e vive nelle botteghe, protetto da mescolanze di capacità e tenacia, di ritmi e profumi, di genialità e genuinità, di senso di responsabilità e fantasia…
Fino al 1970 in Italia, tutto questo valore è affidato a lui.
E poi… e poi, è il caso di dire: c’era una volta l’Artigiano, ora, non c’è più!
Con la terza rivoluzione industriale, infatti, le botteghe storiche dell’Arte del Mestiere cominciano a chiudere le porte.
La mancanza di eredità del sapere fatto a mano e la comparsa delle fabbriche, sono i fattori che, maggiormente, mettono in crisi il settore dell’Artigianato.
Tanto che, lentamente, la figura dell’artigiano inizia a sbiadirsi e a disperdersi.
Un vero e grosso peccato, per il nostro Paese, per la nostra società e per la nostra economia!
Personale e “accorato” è il pensiero di sensibilizzazione, che sento di rivolgere a una consistente fetta di giovani disoccupati… e a tutti quelli che dicono che non c’è lavoro!
Ma, a nessuno di voi viene in mente di sbirciare oltre… il posto fisso?
Perché non approfondite il variegato mondo lavorativo dell’Artigianato?
Perché non riprendete in mano la ricchezza culturale dei Mestieri?
Ri-conoscetevi nelle nostre arti manuali, per non globalizzarvi!
Riaprite le botteghe, per far rivivere le nostre tradizioni artistiche. Per non dimenticare il vero senso del vivere. Per ridare luce alla storia artigianale. Siate orgogliosi dell’Artigianato italiano e riscopritelo. Affinché non sia solo un ricordo!
Le vostre mani, con un’amabile dose di volontà, una manciata di creatività e una forte carica emozionale, possono fare molto e ideare ancora di più!
Come, tanto per farvi qualche esempio: accordare, affrescare, aggiustare, allestire, anticare, argentare, arrotare, arrotolare, bronzare, bulinare, cesellare, colare, colorare, conciare, costruire, cromare, cucire, curvare, decorare, dipingere, disegnare, dorare, fondere a cera persa, forare, forgiare, formare, glassare, graffire, imbastire, imbottire, impagliare, impastare, impermeabilizzare, impunturare, incastonare, inchiostrare, incidere, infilare, infornare, insaccare, intagliare, laccare, lustrare, massaggiare, mettere a punto strumenti, miscelare, modellare, molare, orlare, panificare, piallare, plasmare, plissettare, progettare, ramare, rammendare, restaurare, ricalcare, ricamare, rilegare, ritoccare, sagomare, saldare, sbalzare, sbozzare, scalpellare, scolpire, sellare, serigrafare, sfiammare, smaltare, soffiare, stagnare, stampare, stuccare, sverniciare, tagliare, tappezzare, temprare, tessere, tingere, tornire, verniciare, zincare e tanto, tanto altro.
Riscoprite l’Artigianato, ne vale la pena!
Riprendetevi la memoria dei Mestieri, per vedere meglio il futuro!
Coraggio, ragazzi!

 

Foto: “Paolelli Passione Ceramica: uno dei pochi esempi di laboratori artigianali romani, dove l’Arte incontra il Mestiere”.

 

Da sfogliare…
Racconto dei Mestieri. Il patrimonio delle capacità – Roma città dell’Artigianato. I mestieri si raccontano”.
Progetto realizzato dalla CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa – Area Metropolitana di Roma).
In collaborazione con Camera di Commercio Roma.
Ideazione progetto di Luigi Feliziani.
Prefazione di Erino Colombi, Presidente CNA Roma.
Coordinamento progetto di Valerio Galeotti.
Fotografie di Luigi Feliziani e Carola Gatta.

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