Roma 1960. Con la XVII Olimpiade, nasce il Villaggio Olimpico, che ospita oltre 6.000 atleti provenienti da tutto il mondo. Ubicato al Centro Nord della Capitale, tra Parioli, Flaminio e Farnesina, è un quartiere residenziale moderno, un modello che anticipa il progetto di innovazione urbanistica, ambientale, sportiva, architettonica, artistica e culturale, pensato anche per prospettive future.
Terminate le Olimpiadi, dopo gli atleti, c’è il “poi”. Con le famiglie che risiedono negli alloggi, in una nuova realtà, dove il connubio tra verde, storia e Arte creano un’armonica suggestione di convivenza. Tanta Arte. Bella. Contemporanea. Importante. Fantastica. Misteriosa. Strana. Riservata. Nascosta. Trascurata. A volte, anche poco valorizzata! Ma pochi conoscono la “storia” vera di alcune opere.
Come, per esempio, quella dei quattro imponenti gruppi bronzei di Amleto Cataldi che, con i loro 2,50 metri di altezza ciascuno, raffigurano i corpi avvinghiati e muscolosi di due vigorosi atleti, intenti a svolgere una disciplina sportiva.
Nel 1927, in occasione del completamento e ristrutturazione dello Stadio Nazionale (iniziato, nel 1911) le sculture vengono commissionate ad Amleto Cataldi, per abbellire la facciata monumentale della struttura, rinominata Stadio del Partito Nazionale Fascista.
Dopo la fine del Fascismo, l’impianto sportivo riprende il nome di Stadio Nazionale e, nel 1949, quello di Stadio Torino (a ricordo della tragedia aerea di Superga, dove perdono la vita tutti i componenti della squadra calcio Torino). Come a voler cancellare le “tracce” di quel periodo storico, anche le opere d’Arte vengono penalizzate. In particolare, le statue di Amleto Cataldi vengono rimosse, calate con poca cura dalle postazioni con rozze corde e senza imbracature protettive, buttate e disperse in uno scantinato comunale, spezzate e dimenticate sotto cumuli di detriti e d’immondizia. Per le Olimpiadi del 1960, la struttura viene demolita e sostituita dall’attuale Stadio Flaminio. I gruppi bronzei di Amleto Cataldi, parzialmente recuperati, sono sistemati alla meno peggio, sui prati del Villaggio Olimpico, senza titolo, senza nome dell’autore, compromessi dagli agenti atmosferici, dall’inquinamento e da numerose scritte vandaliche. Insomma, abbandonati e ignorati, per molti lunghi anni!
Ma, per fortuna, l’intelligenza e la sensibilità artistica di alcuni residenti del Villaggio Olimpico, guidati dal giornalista Giulio Tirincanti, fanno il “miracolo”! Si recupera “l’Arte perduta”!
È solo nel 2012 che, grazie al finanziamento del senatore Luigi Ramponi che in onore e in memoria della moglie (professoressa Eugenia Matteucci Ramponi), si esegue un accurato ed eccellente restauro per ridare “nuova vita” agli “atleti di Cataldi”.
L’Arte deve essere oltre ogni pregiudizio, oltre ogni ideologia, oltre ogni colore politico, oltre ogni epoca storica.
Perché l’Arte è Arte… e basta!
Da qualche anno, finalmente, dopo troppa dimenticanza e trascuratezza, con una semplice targa identificativa, i quattro capolavori scultorei di Amleto Cataldi, che si alzano sopra un basamento in cortina gialla (come il rivestimento delle palazzine vicine), sono definitivamente e degnamente ben collocati al Villaggio Olimpico: Il Calcio (in Largo Indira Gandhi); La Corsa (tra Via XVII Olimpiade e Via Germania); La Lotta (in Via Unione Sovietica); Il Pugilato (in Via Gran Bretagna).
Una storia a lieto fine, dove il buon senso ha vinto certi limiti di mentalità assurda!


Qualcosa in più… da vedere e da sapere

Urbanistica Villaggio Olimpico di Vittorio Cafiero, Adalberto Libera, Amedeo Luccichenti, Vincenzo Monaco e Luigi Moretti.
Palazzetto dello Sport di Pier Luigi Nervi.
Lupa Capitolina in bronzo (non c’è più… ).
Stadio Flaminio di Pier Luigi e Antonio Nervi.
Chiesa di San Valentino di Francesco Berarducci.
Auditorium Parco della Musica di Renzo Piano (all’interno, ritrovamenti archeologici).
Statua in bronzo a Jan Palach di Vittorio di Colbertaldo.
Scultura “Goal” di Mario Cerolli.
Murales Allen Iverson di ATK (AndTheKnew).
Maxxi di Zaha Hadid.
Ponte della Musica di Buro Happold e Davood Liaghat in collaborazione con Kit Powell-Williams Architects.
Caserme dismesse di Via Guido Reni (previsto il Museo della Scienza o Teatro dell’Opera).
Basilica Santa Croce al Flaminio di Aristide Leonori.
Catacombe di San Valentino.
Villa Glori (già Parco della Rimembranza) di Raffaele De Vico.
Festival del Film di Roma.